Marche, Cagli

Gaetano Lapis: il virtuoso perfezionista

Battesimo_di_Clorinda_di_Gaetano_Lapis piccola
Gaetano Lapis nacque a Cagli nell'anno 1706 da un'agiata famiglia, la quale traeva sussistenza dal commercio della lana. Passò l'adolescenza nella città natale, applicandosi nello studio delle lettere, finché, giunto in quell'età in cui era necessario scegliere un percorso pressoché definitivo, predilesse la pittura. Suo padre non si oppose, anzi, per aiutarlo nel giusto compimento di tale impresa, lo mandò a studiare a Roma.
Fu il pittore Cristofaro Creo ad accoglierlo in casa sua, tuttavia il Lapis lo reputava un buon padrone di casa, non un buon maestro. All'epoca era invece nota la fama del Cavalier Sebastiano Conca, talentuoso ed originale pittore, che nonostante conoscesse a menadito le regole della pittura, non era avvezzo a seguirle, per via di un cattivo instradamento all'arte avuto nei primi anni di studio. Il Conca accolse il Lapis come suo allievo e vi si affezionò molto, nonostante avesse uno stile totalmente diverso. Il cagliese perfezionò velocemente la tecnica nel disegno e si guadagnò il soprannome di Carraccetto, a testimonianza dei modelli pittorici di riferimento assunti dal giovane artista. In seguito, obbligato dal maestro, spostò l'alloggio presso il fratello del Conca, Giovanni, anch'egli talentuoso pittore, il quale poneva grande attenzione alla composizione e al panneggio. Così il Lapis prese a studiare con grande meticolosità la distribuzione delle figure all'interno dell'opera, concentrandosi particolarmente sui panneggi, cosa che non abbandonò mai durante la sua carriera, assieme alla diligente osservazione della natura.
Ormai Gaetano Lapis era pronto per proseguire autonomamente il suo percorso artistico. I primi soggetti da lui dipinti furono tratti dalle Storie della Gerusalemme Liberata (tra cui il Battesimo di Clorinda, vedi immagine sopra), ben presto seguiti da alcuni affreschi riguardanti gli Episodi della Via Crucis, realizzati sulla facciata della chiesa di S. Bonaventura alla Polveriera; questi ultimi furono diligentemente e minuziosamente eseguiti, con grande attenzione al colore e al disegno. Per il Lapis tale accuratezza veniva posta allo stesso modo per qualsiasi commissione gli pervenisse, il tempo ripagò i suoi sforzi e, benché avesse portato alla quasi totale distruzione delle altre pitture nel caso della chiesa di S. Bonaventura alla Polveriera, quelle del Lapis rimasero ben conservate a dimostrazione di quanta cura poneva nel suo lavoro. Chiamato in patria, dipinse una cupola, numerose tele e diverse pale d'altare, per Cagli e per vari luoghi della provincia. Tornò a Roma, dove si trattenne fino alla morte. Nella capitale egli era molto apprezzato, tuttavia la sua spiccata modestia, onestà e timidezza lo portarono a perdere molte commissioni. Conoscendo l'opera del Lapis nella chiesa di S. Apollinare, due padri della Compagnia di Gesù lo convocarono commissionando un'opera maestosa e che richiedeva grande impegno. A testimonianza della sua grande umiltà, ricordiamo cosa il buon Lapis replicò: “Mi pare, che le Paternità loro abbiano premura grande per questa pittura: la mia abilità è troppo tenue, ed è sproporzionata al loro impegno; però meglio sarà che ricorrano al Conca, al Bianchi, al Benefial, o a tanti altri che sono migliori di me, perché io non sono assolutamente un buon Pittore.” Nonostante questo gli fu commissionato tale lavoro.
Cessò di vivere nell'anno 1773. L'accademia di S.Luca lo aveva accolto tra le sue fila, come anche la compagnia dei virtuosi di S. Giuseppe nella Rotonda. Visse celibe, la sua famiglia erano i poveri a cui si dedicava con tanto impegno. Costante e sincero nelle amicizie, amò gli scolari come fossero figli. Estremo estimatore di Carlo Maratta, aveva forse il difetto di disegnare le fisionomie dei suoi personaggi sempre allo stesso modo, anche se ben posizionati all'interno della composizione, ragionata e priva di errori prospettici. I colori erano molto corposi, i verdi e i rossi forti e decisi, ma il tempo ha poi donato loro il giusto accordo e la giusta armonia.
 

Bibliografia: “Memorie per le belle arti”, Volume 3; Pagliarini; 1787.
Immagine: Gaetano Lapis; Battesimo di Clorinda; 1730 ca. (Attribution by Mongolo1984, this file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.)